Una trappola per il Premio Nobel. Un escamotage per non rilasciare Aung San Suu Kyi il prossimo 27 maggio, il giorno in cui sarebbe scaduta la pena a cui era stata condannata la leader dell’opposizione birmana. Una macchinazione per impedirle di essere libera e preparare la campagna elettorale in vista dell’appuntamento con le urne, le elezioni multipartitiche, promesse dalla giunta militare nel 2010. Un inganno per eliminarla dalla scena. La storia del cittadino statunitense che avrebbe “violato” il regime di arresti domiciliari a cui era sottoposta fino a stamane Aung San Suu Kyi appare sempre di più un’imboscata. Lo dice senza mezzi termini Aye Chan Naing, direttore della radio “Democratic voice of Burma”, con sede in Norvegia, una delle voci dell’opposizione alla dittatura militare di Rangoon più ascoltate nel mondo.
“Mi sembra molto chiaro che non la volevano libera perchè avrebbero dovuto rilasciarla a fine mese. Avevano bisogno di una scusa – racconta Naing - una scusa qualsiasi. E l’hanno trovata.” Dopo aver “ricevuto” la strana visita di John Yettaw, l’americano che avrebbe raggiunto a nuoto la residenza del Premio Nobel per la Pace, fermandosi nella casa almeno due giorni (hanno fatto sapere fonti del regime), la leader dell’opposizione è stata portata oggi in prigione, in attesa del processo - che si terrà lunedì prossimo - per il quale rischia una condanna dai tre ai cinque anni di prigione. “Non sappiamo chi sia questo americano. Solo il governo dei militari ha dato notizie su di lui. Non sappiamo cosa abbia fatto e perchè. Neppure l’ambasciatore Usa ha potuto incontrarlo. Troppi dubbi su questa vicenda”. O forse, alla fine, troppe certezze. Come Aye Chan Naing, la pensano anche i militanti del partito di Suu Kyi, la Lega nazionale per la Democrazia (Lnd): il processo non è altro che uno stratagemma per prolungare la sua detenzione. “Vedrà che non la faranno neppure tornare a casa - dice Aye Chan Naing - La terranno in carcere”. Anche a rischio della sua salute? “Anche, certo. Perché non crede che i militari non sarebbero felici se lei morisse?”
Fonte: http://blog.panorama.it







